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Bambini al ristorante: “Piccoli orrori” o benvenuti?

Pareri a confronto, e la nostra opinione al riguardo

“Little horrors” intesi proprio come “Piccoli orrori”, era la scritta utilizzata da BIBA, un negozio londinese diventato simbolo della moda negli anni Sessanta, per indicare lo spazio dove le mamme potevano parcheggiare i loro piccoli e dedicarsi, in santa pace, agli acquisti.

La giornalista Fiammetta Fadda rispolvera questa definizione per esaminare l’attitudine, soprattutto dell’alta ristorazione, nei confronti dei piccoli clienti. Molto interessante è il suo articolo Bambini al ristorante: intesa amichevole, comparso su La Cucina Italiana di giugno 2018.

Secondo la Fadda, il problema può diventare critico perché al ristorante “esplodono le reciproche intolleranze in un triangolo che ha per vertici i clienti (che vogliono mangiare in pace), il ristoratore (che non sa come destreggiarsi) e i genitori (innamorati del pargolo)”.

Andiamo per ordine.
Di sicuro, quando si decide di andare in un ristorante di un certo tipo, per esempio stellato, l’aspettativa è alta. Cosa richiede essenzialmente il cliente? Vivere un’esperienza esclusiva in un ambiente ovattato, godersi un servizio eccellente e gustare dei piatti fuori dall’ordinario.

Per il ristoratore in questione, soddisfare tutte queste aspettative rientra nella normalità, ma può diventare difficoltoso se deve anche gestire un tavolo dove ci sono un neonato che piange o un bimbo che fa i capricci e magari butta il cibo per terra o corre per tutta la sala.
Quindi, se un certo tipo di ristorante non è pronto ad accogliere i piccoli ospiti al di sotto di una certa età, dovrebbe, quantomeno, comunicarlo. Così ha fatto, tanto per citare un esempio, il tristellato Da Vittorio a Brusaporto che, dichiarandosi non preparato ad accogliere bambini di età inferiore agli otto anni, suggerisce in modo tacito di non portarli.

I genitori? Il busillis gira intorno a loro perché possono fare la differenza e rendere il problema un non problema.

Nel blog Memorie di un Gourmet del dicembre 2017, dal titolo Bimbi in ristoranti stellati ? Anche no… grazie, l’autore si rivolge ai genitori con una esortazione: “non portate i vostri figli in ristoranti ricercati a meno che non siate sicuri al 100% che saranno in grado di apprezzare la cena. Se proprio non ve ne frega nulla degli altri a cui potreste arrecare disturbo, fatelo per voi stessi e per i vostri figli. Per una serata speciale, lasciateli a casa con la nonna o con la baby sitter: si divertiranno di più loro, e probabilmente anche voi”.

Restando nel mondo dei tre stelle Michelin, Niko Romito, in una intervista dichiara: “Ci vuole buonsenso da parte dei genitori. Io non porterei mai un bimbo a un ristorante come il mio, per rispetto di lui, che si annoierebbe, e per godermi la cena. Non c’è niente di peggio che mangiare in un ristorante la cui visita ho programmato da un po’ e avere di fianco un bambino che si dispera”.

Questa lunga premessa, per arrivare a dire cosa facciamo al D.one.

Da noi i piccoli ospiti sono i benvenuti e, a parte il sincero affetto che personalmente nutro nei loro confronti, perché tutti mi ricordano le mie nipotine, vengono trattati per quello che sono: i clienti del futuro, il vivaio da coltivare.
Quindi, ci siamo attrezzati per accoglierli nel migliore dei modi e far sì che le ore trascorse al D.one non siano una tortura per loro, ma un bel momento da condividere con mamma e papà.

Ci siamo dotati di un buon numero di seggioloni e giochetti adeguati all’età, da posizionare sul pianale del seggiolone.
Se i genitori acconsentono, possiamo offrire ai piccoli dei tablet con una grande quantità di giochi da scegliere e con cui intrattenersi per tutto il tempo che vogliono.
Una novità, per ogni bambino ormai super tecnologico, sono i giochi “di una volta”, come i chiodini o dei mini puzzle. Inoltre, abbiamo fatto realizzare degli album da disegno D.one con una scatolina di colori.
I piccoli possono anche scegliere i bicchieri con i loro personaggi preferiti.

Ai ragazzini abbiamo smesso di proporre il fatidico “Menù bimbi” perché per molti di loro risulta quasi offensivo. Ormai, sono tutti esperti ed informati (grazie anche a MasterChef Junior e trasmissioni simili): non solo chiedono gli stessi piatti dei genitori, li disegnano, gli assegnano dei voti e vogliono che siano recapitati allo chef. Mi è rimasto impresso il piccolo ospite che girava con la guida della Michelin, consigliava ai suoi genitori dove andare a mangiare e raccoglieva gli autografi degli chef stellati. Ricordo con piacere i giovanissimi figli di molti nostri clienti che ci scelgono come regalo di compleanno.

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Anche lo chef accoglie volentieri i piccoli ospiti, gli fa sbirciare la cucina e qualche volta regala loro il cappello da cuoco con il suo autografo. Davide Pezzuto si diletta anche ad inventare ricette per bambini con impiattamenti speciali dedicati a loro.

Certo, ci sono capitate delle situazioni imbarazzanti, ma abbiamo sempre pronto un piano B e cioè un tavolo già allestito in una saletta riservata, dove traferire la famiglia in caso di necessità. Questo ci consente di togliere dall’imbarazzo i genitori ed evitare che gli altri clienti si infastidiscano anche se, in alcuni casi, i genitori si sono rifiutati di cambiare tavolo, mettendoci in serie difficoltà.

In conclusione, se i genitori sono collaborativi, insegnano ai loro figli le regole di buon comportamento e li abituano, fin da piccolissimi, a saper riconoscere e gustare la cucina d’eccellenza, il problema non solo non esiste, ma andare con i bambini al ristorante può diventare un momento educativo e di piacevole condivisione.

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