Delivery? Take-away? No, grazie. E vi spiego perché.

Come tutti sapete, la riapertura dei ristoranti è prevista per il primo giugno 2020.

In questa fase di interregno, alcuni colleghi stanno facendo quel che è consentito o si stanno organizzando per poterlo fare: consegne a domicilio ed asporto.
Per qualcuno è abbastanza semplice perché:

  1. La sua tipologia di cucina glielo consente
  2. Lo faceva già prima della pandemia

Per molti altri, con caratteristiche diverse, si tratta di una vera e propria riconversione.

Nei tanti messaggi che ci bombardano in questi giorni, ci sono esortazioni a tuffarsi in nuove avventure, frasi motivazionali di vari guru del marketing, che tendono a spronarci verso modalità mai esplorate prima del virus del tipo “Serve coraggio per capire che c’è sempre una possibilità di riprendersi modificando in parte il proprio business o reinventandolo!” ecc. ecc.

Si, capisco, non bisogna abbattersi e qualcosa si deve pur fare.

Voglio anche ricordare la filosofia di gattopardesca memoria per cui, affinché tutto resti com’era, bisogna che tutto cambi… ma c’è un limite invalicabile e non calpestabile: la dignità.

Ho visto immagini di cibo d’asporto preparato da un tristellato americano, confezionato in contenitori di alluminio del tipo Domopak. E mi fermo qui.

Comunque, a parte il packaging, che potrebbe essere facilmente e con rapidità migliorato, grazie alle numerose (adesso più che mai) proposte delle case produttrici, come la mettiamo con tutto il resto?

“Il mare in un piatto” – dal Menù D.one

Vi faccio un esempio. Se un nostro cliente si alza dal tavolo, mentre stiamo per servire i piatti ordinati, i camerieri rientrano immediatamente in cucina e quei piatti non vengono messi in caldo nell’attesa che il cliente torni a sedersi, ma vengono ripreparati ex novo. La cucina D.one è espressa, lo chef realizza ogni portata al momento; cura i particolari dell’impiattamento, così come la temperatura, in modo maniacale; ogni volta, ricorda al cameriere che verso deve dare al piatto quando lo poggerà a tavola, perché il commensale lo veda nell’angolazione giusta, secondo la costruzione che lui ha creato. E potrei elencare un serie infinita di esempi del genere.

Mi dite come potrebbe conciliarsi tutto questo con un delivery o un take-away?

Vogliamo poi parlare dell’accoglienza e del servizio che ogni nostro cliente si aspetta ed a cui è abituato?

Al D.one si viene per vivere un’esperienza sublime, a 360°.
Come possiamo sintetizzarci in uno scatolino che vi portiamo a casa o che venite a prendervi?

“Spaghetti ricci, tartufo e salicornia” – dal Menù D.one

Non si può negare che ci sono delle realtà d’eccellenza come Massimo Bottura, Niko Romito, Massimiliano Alajmo, per citarne solo alcune, che hanno convertito il lavoro della loro squadra con la finalità di limitare i danni di una lunga chiusura forzata salvando il salvabile e, a quanto pare, stanno avendo dei buoni risultati; ma questi chef hanno “usato” le loro realtà di più basso profilo, come La Franceschetta, Spazio, Calandrino ecc.

C’è poi un altro aspetto, evidenziato da Lenadro Luppi della Vecchia Malcesine (1 stella Michelin)  in provincia di Verona: secondo lui, nonostante la buona volontà, ci sono luoghi in cui take away e delivery possono non avere senso,
“nelle ultime settimane – afferma- ho letto articoli che descrivono questi servizi come la panacea di tutti i mali. Ma non si può paragonare un paesino con città come Milano, New York, Los Angeles. Ora mi trovo ad Affi che fa 300 abitanti. L’Italia è piena di paesini in cui non si può certo pensare di salvare la ristorazione in questo modo”.

Allora, per concludere, vi chiederete cosa stiamo facendo….

Ci lecchiamo le ferite (che sono tante, è innegabile!), studiamo e ci prepariamo alla ripartenza. Non vediamo l’ora di ricominciare!
Attenzione: vi stiamo preparando un elegante ambiente, piacevole e sicuro, con tante sorprese piccole e grandi, gustose e di altra natura.

Siete pronti?
Noi si.

Se volete, potete iniziare a prenotare fin da ora il vostro tavolo, disponibile dal prossimo giugno (smile)

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